Quando sognerai

“Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso.”

(Cormac McCarthy da La strada)

Se le cose stanno come dice lui, ne devo dedurre che mi sono arreso da tempo.

Dino le sapeva tutte

“Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.”

tratto da “Il deserto dei tartari” di  Dino Buzzati

civilizzati?

PK: quando l’America era l’America, ci si sapeva difendere da soli; se la polizia non ci protegge dovremmo imparare a farlo da noi

JT: ora non siamo più pionieri

PK: e cosa siamo? come gli chiami gli uomini che quando sono minacciati da un pericolo non sanno fare niente, sanno solo andare a noscondersi?

JT: civilizzati

PK : eh…no!

alleviare delusioni e furori

Se vogliamo veder diminuire il numero delle nostre delusioni o dei nostri furori, occorre, in ogni circostanza, ricordare che siamo qui per renderci infelici gli uni con gli altri, e che insorgere contro questo stato di cose significa minare le basi stesse della vita in comune.

(E.M. Cioran)

nota del 23 febbraio

Un certo Fligende Blatter disse:

I veri amici vedono i tuoi errori e ti avvertono: i falsi amici vedono allo stesso modo i tuoi errori e li fanno notare agli altri.

Erba e sangue.Sangue e pietre.

“Pensò che la bellezza del mondo nascondeva un segreto, che il cuore del mondo batteva a un prezzo terribile, che la sofferenza e la bellezza del mondo crescevano di pari passo, ma in direzioni opposte, e che forse quella forbice vertiginosa esigeva il sangue di molta gente per la grazia di un semplice fiore.”

Cormac McCarthy – Cavalli selvaggi  (All the pretty horses),  1992

frammenti di conoscenza dissociati

Le scienze, ognuna tesa nella propria direzione, finora non ci hanno nuociuto gran che; ma un giorno, il confluire di frammenti di conoscenza dissociati schiuderà panorami della realtà talmente terrificanti che o impazziremo per la rivelazione, o fuggiremo dalla sua luce mortale, cercando rifugio nella pace e nella sicurezza di nuovi secoli bui.

Howard Phillips Lovecraft   (Providence 1890 – 1937)

deserti

Meravigliosa è la forza dei deserti d’Oriente fatti di pietre, di sabbia e di sole, dove anche l’uomo più gretto capisce la propria pochezza di fronte alla vastità del creato e degli abissi dell’eternità, ma ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote di asfalto, di luci elettriche, e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna.
(Dino Buzzati, L’umiltà)

rifugio

“…spinto verso la follia dalle atroci bana­lità dell’esistenza che scavano come gocce d’acqua distillate dai tortu­ratori sul corpo della vittima, cercai la salvezza nel meraviglioso rifu­gio del sonno.”
H.P Lovecraft

vivono come se

Sinceramente questo libro non l’ho ancora letto, ma ho trovato online questo stralcio preso da “In quel preciso momento” (ed. Oscar Mondadori) di Dino Buzzati, uno dei miei scrittori preferiti, ed e’ un esempio di come questo autore e’ riuscito a raccontare in modo semplice certi aspetti (a volte angoscianti) dell’ animo umano e di situazioni quotidiane.

” Mettiamo uno che viene invitato a pranzo. C’è la casa convenzionale e piatta dove tutto procede stanco e prevedibile fin nei più piccoli particolari. Ma c’è anche, rarissima, la casa dove apparentemente ogni cosa è normale e risaputa, e invece tutto acquista un senso, una risonanza, un certo che di appassionato. Ciò è semplicemente dovuto a una o più persone che, pur conducendo una esistenza comune, vivono come se. Come se ci fosse una guerra, per esempio, che non c’è. Come se dovesse arrivare una grande notizia che però nessuno sa. Come se fuori stesse imperversando la bufera, che tuttavia nessuno nomina. Come se uno dei presenti dovesse, poniamo, partire il giorno dopo per la luna, ma l’argomento è tabù e non viene sfiorato neppure. Come se ci fosse l’amore.

Intendo dire che in certe persone, in certe famiglie, in certi ritrovi, in certi angoli delle società, fortunati, esiste una segreta e inconsapevole tensione, un clima elettrizzato, un patos, per cui gli atti e le parole più banali acquistano una forza e un gusto straordinari. E’, a ben pensarci, proprio quello che avveniva anche a noi nei periodi più intensi e sentiti della giovinezza. Quando, pur immersi nel monotono tran tran della scuola o del lavoro, ci pungolava, senza che noi sapessimo, un presentimento di cose grandi che stessero compiendosi di là dei domestici muri o che fossero in procinto di arrivare.”

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