Venerdi sera, causa reperibilità, mi perderò tutto ciò:
Meravigliosa è la forza dei deserti d’Oriente fatti di pietre, di sabbia e di sole, dove anche l’uomo più gretto capisce la propria pochezza di fronte alla vastità del creato e degli abissi dell’eternità, ma ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote di asfalto, di luci elettriche, e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna.
(Dino Buzzati, L’umiltà)
un articolo di Mario Giordano
“…spinto verso la follia dalle atroci banalità dell’esistenza che scavano come gocce d’acqua distillate dai torturatori sul corpo della vittima, cercai la salvezza nel meraviglioso rifugio del sonno.”
H.P Lovecraft
Sinceramente questo libro non l’ho ancora letto, ma ho trovato online questo stralcio preso da “In quel preciso momento” (ed. Oscar Mondadori) di Dino Buzzati, uno dei miei scrittori preferiti, ed e’ un esempio di come questo autore e’ riuscito a raccontare in modo semplice certi aspetti (a volte angoscianti) dell’ animo umano e di situazioni quotidiane.
” Mettiamo uno che viene invitato a pranzo. C’è la casa convenzionale e piatta dove tutto procede stanco e prevedibile fin nei più piccoli particolari. Ma c’è anche, rarissima, la casa dove apparentemente ogni cosa è normale e risaputa, e invece tutto acquista un senso, una risonanza, un certo che di appassionato. Ciò è semplicemente dovuto a una o più persone che, pur conducendo una esistenza comune, vivono come se. Come se ci fosse una guerra, per esempio, che non c’è. Come se dovesse arrivare una grande notizia che però nessuno sa. Come se fuori stesse imperversando la bufera, che tuttavia nessuno nomina. Come se uno dei presenti dovesse, poniamo, partire il giorno dopo per la luna, ma l’argomento è tabù e non viene sfiorato neppure. Come se ci fosse l’amore.
Intendo dire che in certe persone, in certe famiglie, in certi ritrovi, in certi angoli delle società, fortunati, esiste una segreta e inconsapevole tensione, un clima elettrizzato, un patos, per cui gli atti e le parole più banali acquistano una forza e un gusto straordinari. E’, a ben pensarci, proprio quello che avveniva anche a noi nei periodi più intensi e sentiti della giovinezza. Quando, pur immersi nel monotono tran tran della scuola o del lavoro, ci pungolava, senza che noi sapessimo, un presentimento di cose grandi che stessero compiendosi di là dei domestici muri o che fossero in procinto di arrivare.”
Rieccomi, un po’ in ritardo.
Ormai sono tornato dalla vacanza americana da piu’ di una settimana ma con qualche difficolta’ in piu’ del previsto nel riadattarmi alla mia vita di tutti i giorni.
Il tour nell’ ovest degli Stati Uniti e’ andato molto bene. La prima settimana abbiamo girovagato per la California: da Los Angeles a San Francisco passando per le spiagge di Santa Monica, Santa Barbara, tra le foreste di Big Sur e la spensierata Santa Cruz.
La seconda settimana abbiamo messo alla prova la nostra Jeep tra i bellissimi parchi di Bryce Canyon, Monument Valley e Grand Canyon e devo dire passando qualche serata un po’ moscia tra paesini sperduti dove c’era ben poco da fare dopo l’ora di cena. Abbiamo toccato il fondo a Kayenta dove ci servivano solo birra e vino analcolici, noooo!!! via di corsa.
Ma ogni cosa ha suo tempo e abbiamo concluso con tre serate nella folle Las Vegas dove i divertimenti e i locali dove tirare mattina non mancano di certo!
Le cose da raccontare sarebbero troppe, in sostanza e’ stata una vacanza molto varia tra natura, piccoli paesi e grosse citta’.Queste ultime non hanno nulla di storico come le citta’ europee, pero’ sia Los Angeles che San Francisco sono molto vive e vanno visitate e vissute nel modo giusto e offrono una certa varieta’ di culture che sembrano riuscire a convivere bene insieme.
Las Vegas e’ un ottimo posto dove passarci un paio di belle serate, di piu’ potrebbe diventare nauseante, ma comunque da non perdere.
Ancora una nota sugli americani che mi sono sembrate persone educate, cortesi e con molto piu’ senso civico di noi. Mi e’ bastato tornare un paio di giorni nel traffico di Milano per contare molti piu’ deficienti che non in due settimane guidando negli States.













