Dino le sapeva tutte

“Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre il dolore è completamente suo, nessun altro può prenderne su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l’amore è grande, e questo provoca la solitudine della vita.”

tratto da “Il deserto dei tartari” di  Dino Buzzati

I giorni perduti

Trovai in rete questo breve racconto di Buzzati e decisi di salvarlo come articolo privato su questo blog per interesse personale, visto che apprezzo molto questo autore. Oggi, spulciando i vecchi post, è tornato alla mia attenzione e ho deciso di pubblicarlo.

I giorni perduti – Dino Buzzati

(intero racconto)

Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta e caricava la cassa su di un camion.
Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito.
Allora lo inseguì in auto.
Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel baratro che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali.
Kazirra si avvicinò all’uomo e gli chiese : “Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?”
Quello lo guardò e sorrise. “Ne ho ancora sul camion da buttare. Non lo sai ? Sono i tuoi giorni perduti. Li aspettavi, vero ? Sono venuti. Che ne hai fatto ? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso….”.
Kazirra guardò . Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno e in fondo Graziella, la sua fidanzata che se andava per sempre.
E lui neppure la chiamava.
Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.
Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco. Boccheggiò. Lo scaricatore stava diritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere.
“Signore – gridò Kazirra – mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi due giorni. La supplico. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole”
Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per dire che era troppo tardi. Poi svanì nell’aria.
E l’ombra della notte scendeva

deserti

Meravigliosa è la forza dei deserti d’Oriente fatti di pietre, di sabbia e di sole, dove anche l’uomo più gretto capisce la propria pochezza di fronte alla vastità del creato e degli abissi dell’eternità, ma ancora più potente è il deserto delle città fatto di moltitudini, di strepiti, di ruote di asfalto, di luci elettriche, e di orologi che vanno tutti insieme e pronunciano tutti nello stesso istante la medesima condanna.
(Dino Buzzati, L’umiltà)

vivono come se

Sinceramente questo libro non l’ho ancora letto, ma ho trovato online questo stralcio preso da “In quel preciso momento” (ed. Oscar Mondadori) di Dino Buzzati, uno dei miei scrittori preferiti, ed e’ un esempio di come questo autore e’ riuscito a raccontare in modo semplice certi aspetti (a volte angoscianti) dell’ animo umano e di situazioni quotidiane.

” Mettiamo uno che viene invitato a pranzo. C’è la casa convenzionale e piatta dove tutto procede stanco e prevedibile fin nei più piccoli particolari. Ma c’è anche, rarissima, la casa dove apparentemente ogni cosa è normale e risaputa, e invece tutto acquista un senso, una risonanza, un certo che di appassionato. Ciò è semplicemente dovuto a una o più persone che, pur conducendo una esistenza comune, vivono come se. Come se ci fosse una guerra, per esempio, che non c’è. Come se dovesse arrivare una grande notizia che però nessuno sa. Come se fuori stesse imperversando la bufera, che tuttavia nessuno nomina. Come se uno dei presenti dovesse, poniamo, partire il giorno dopo per la luna, ma l’argomento è tabù e non viene sfiorato neppure. Come se ci fosse l’amore.

Intendo dire che in certe persone, in certe famiglie, in certi ritrovi, in certi angoli delle società, fortunati, esiste una segreta e inconsapevole tensione, un clima elettrizzato, un patos, per cui gli atti e le parole più banali acquistano una forza e un gusto straordinari. E’, a ben pensarci, proprio quello che avveniva anche a noi nei periodi più intensi e sentiti della giovinezza. Quando, pur immersi nel monotono tran tran della scuola o del lavoro, ci pungolava, senza che noi sapessimo, un presentimento di cose grandi che stessero compiendosi di là dei domestici muri o che fossero in procinto di arrivare.”

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